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MARATONA BOSTON 2012
classifica  -  foto forvezeta

Son passati 100 giorni ed a inizio Marzo, nonostante i problemi di calcificazione del quinto metatarso ed il parere contrario dei medici, provo ad abbozzare un'uscita di corsa. Inizio con 4 sofferti km, poi 6 e al terzo tentativo arrivo a 8, il piede fa male, cerco di non sentirlo. Supero il dramma del ritmo, oltre 8' al km, la zoppia ed anche ill fiatone, ma non sconfiggo l'influenza, che dietro l'angolo mi aspetta. Febbre e tosse mi mettono al tappeto, stop fino al ritorno da Roma, dove in 5 giorni, ho drammaticamente peggiorato il mio aspetto fisico. Mancano 25 giorni a Boston e ipotizzo un piano di uscite, con una media di 12 km giornalieri e due lunghi, uno da 16 ed uno da 20. Non ho forse considerato il problema più grosso, il piede che non smette di condizionarmi, con qualsiasi scarpa il dolore si fa sentire e moralmente sono a pezzi. Inizio con la Rider 15, presa a New York e mai utilizzata, provo la Precision che ha meno di 100km, mi prendo la Nimbus nuova di pacca, niente da fare. Disperato, dall'armadio delle scarpe ormai in disuso, ma ancora in buono stato, prendo una Pegasus che ho usato solo in maratona fino ad Aprile 2011 e magicamente, il piede fa meno male e riesco anche...a correre. Non le abbandono più e riesco a mettere nelle gambe circa 200 km con la sola pecca del secondo lungo che si ferma al 17°, per ben altri motivi. Con le Pegasus in valigia prendo l'aereo per Boston, finalmente contento di ritirare il pettorale e di attaccarlo alla maglia fò di pe, con cui mi allineerò al via. Troppo stanco di fare lo spettatore e supportato dall'euforia del rientro, non posso tralasciare di pensare alla gara, dove ci sarà da soffrire e molto. Gli ultimi allenamenti han assestato il ritmo sui 6' al km e quindi la mia tattica sarà, tirata fino alla mezza con obiettivo 2h15' e poi camminata mista per concludere tra le 5h15' e le 5h30'. Conosco il percorso, è ancora fresco il ricordo del 20 Aprile 2009, quando terminai in 3h29'01'' la mia prima negli States, così come della città, bella e festosa, che si stringe attorno alla maratona con più edizioni, un vanto. Per Grisù e Simo invece è un richiamo, dopo aver concluso New York e Berlino, non potevano ignorare Boston ed eccoci in questo vortice di emozioni che solo le grandi manifestazioni sanno dare. L'expo in faccia all'Atlantico, al John Hancock in Seaport World Trade Center, è ben organizzato e funzionale, le navette gratuite offrono un buon servizio e la distribuzione pettorali è veloce e dettagliata. La Maratona si disputa sempre di Lunedì, in occasione del Patriot Day e parte da Hopkinton, graziosa cittadina a 40 km di distanza. La partenza avviene in 3 scaglioni, in base al tempo di qualifica, Io e Simo siamo nel primo gruppo dei diecimila, Grisù nel secondo e scatterà a distanza di 20 minuti. Boston solitamente e' fredda, ricordo che nel 2009 arrivai al traguardo ancora con i guanti e la maglia lunga, invece ora troviamo un caldo torrido. L'organizzazione nei giorni della vigilia manda in continuazione email di avviso per il gran caldo che troveremo, si parla di 30 gradi. Consigliano vivamente a chi esordisce nella maratona, a chi si e' iscritto senza tempo di qualifica e chi non ha una preparazione adeguata, di rinunciare e non correre. Non per ultimo raccomandano di idratarsi ad ogni ristoro e interrompere spesso la corsa alternandola con la camminata. Proprio quello che era nelle mie intenzioni. La mattina alle 6.00 saliamo sullo scuola bus e in autostrada si vede una lunga colonna gialla, che colora la manifestazione. Uno spettacolo. E non da meno l'area atleti quando si arriva ad Hopkinton, efficiente nella consegna borse e puntigliosa nel rispetto delle regole. Se ti trovano a far plin plin al di fuori dei bagni chimici, ti ritirano il pettorale. Gli Italiani sono solo 120, non c'e' l'invasione di New York, qui si chiude a 27.000 iscritti, pettorali disponibili sono pochi ed il tempo massimo si ferma a 6 ore. Entriamo nei settori ed aspettiamo l'inno Americano e la partenza che viene data subito dopo. Già in questi momenti si sente l'afa ed i 22 gradi, il via toglie la tensione e non rimane che essere lucidi e gestire la gara. Un gran pubblico ai lati della strada incita e grida in continuazione, i ristori sono tantissimi e ci sono zone rinfrescanti con tunnel ad hoc e docce in continuazione. Bevo tanto di quel Gatorade da prevenire i crampi fino al 2020 ma la temperatura non aiuta, siamo intorno ai 30 gradi e si fatica a respirare. Come previsto tengo il ritmo di 10' al miglio e passo alla mezza in leggero anticipo, 2h08'14''. Abbastanza provato inizio ad alternare la camminata alla corsa, sento i muscoli che si contraggono e dimentico persino il dolore al piede, che tutto sommato sta andando bene. Arrivo al 30° km in 3h25' ed una proiezione sotto le 5h e qui inizia la tormenta, crampi a non finire mi costringono a camminare fino alla fine, per terminarla. Impiego 2h10' per ultimare gli ultimi 12 km, sono allo stremo, non posso nemmeno fermarmi altrimenti non riparto più, respiro a fatica e mi bagno in continuazione. Il contesto non è incoraggiante, sento le sirene delle ambulanze, vedo gente portata via in barella, un signore cade improvvisamente al margine della strada abbattendo 2 transenne e finendo addosso ai poliziotti. Nel frattempo Grisù termina in 4h37'45'' e Simo 4h46'29'' ed anche per loro è stata una tortura; se ha sofferto il caldo anche...Grisù che con il fuoco ci vive! Il piede si fa sentire, non ci penso, son concentrato sulla gestione dei crampi e finalmente entro sul lungo viale dell'arrivo, una bolgia. Non riesco ad abbozzare l'ultima corsa e lo percorro al passo tra i Go, Go e taglio il traguardo in 5h35'50''. Nemmeno il tempo di ritirare l'agognata medaglia che mi ritrovo su una carrozzella sospinta da un gentile volontario e vengo portato in zona Assistenza Medica. La respirazione è faticosa, le gambe non so come tenerle, mi rassicurano che entro breve passerà. Non sarà così, i crampi continueranno per tutta la nottata, Simo e Grisù fanno quello che possono sui muscoli impietriti. Non riesco ancora a gioire per essere rientrato, per aver terminato e per aver al collo la medaglia. Mai medaglia fu così SUDATA.

     

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